La cannabis light è legale e pericolosa?

La cannabis light, per il momento, è legale ma sta creando scompiglio tra le istituzioni. La domanda che è lecito porsi è: per quanto la cannabis light potrà continuare ad essere coltivata e commerciata? Il Consiglio Superiore della Sanità la considera pericolosa, ma la World Health Organisation sostiene esattamente il contrario.

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La cannabis light pericolosa? Giudicata senza cognizione di causa

Quanta vita avrà ancora la cannabis light? Davvero la cannabis light è legale e forse pericolosa? Questa pianta vecchia ma nuova che sta mettendo le radici nell’economia italiana e, visti i feedback, crescendo rigogliosamente, si scontra con la mentalità conservatrice e puritana che caratterizza le ultime tendenze governative in auge nello stivale. Tristemente sembra che le affermazioni che minacciano il ciclo di vita della cannabis light in Italia non siano supportate da un reale fenomeno di conoscenza e informazione. Vediamo insieme in che modo la legalità della cannabis light sta venendo minacciata.

Cosa pensa il Consiglio Superiore della Sanità della cannabis light

Il Consiglio Superiore della Sanità (CSS) ha dichiarato che “Non può essere esclusa la pericolosità dei prodotti contenenti o costituiti da infiorescenze di canapa” e che quindi sarà richiesto di bloccare il commercio di questa pianta in misura precauzionale. Il CSS era stato invitato ad esprimersi in merito alla cannabis light dal predecessore  dell’attuale ministra della salute Giulia Grillo, la ministra Lorenzin. La risposta è arrivata la settimana scorsa, e ora la Grillo attende il parere degli altri organi per trarre delle conclusioni; staremo a vedere, ma sembra che la ministra non abbia per ora intenzione di modificare la legge 242/2016.

La legge sulla cannabis light confonde e intorbidisce le acque

La legge 242/2016 non è affatto esauriente su alcuni punti che riguardano la cannabis light, visto che ci sono ancora moltissime zone d’ombra e ambiti non ancora disciplinati o solo in maniera superficiale. Essa afferma che la cannabis è legale finché il suo contenuto di THC rimane entro lo 0,2% con un margine di tolleranza che raggiunge lo 0,6%. Il THC non ha effetto psicotropo se sotto la soglia dello 0,5% e la cannabis legale non è pericolosa: lo dichiarano le direttive europee. Quindi l’affermazione del CSS desta non poche perplessità. Rispetto all’uso e alla rivendita di prodotti di importazioni, la legge è nebulosa, carente e passibile di interpretazione. Di questo gap risentono i coltivatori e i rivenditori che cercano di valorizzare nei limiti di legge la cannabis light e i prodotti che ne derivano. Sempre più spesso vengono venduti nei negozi di cannabis light prodotti di importazione, come quelli svizzeri, che non corrispondono ai limiti di legge del thc inferiore allo 0,2% (con un margine di tolleranza) o alle caratteristiche tecniche e alle certificazioni richieste per essere legali in Italia.

Alcool e tabacco: la cannabis legale è più pericolosa?

Il Consiglio Superiore della Sanità, dotato di un’equipe tecnica e consapevole, ha fatto una dichiarazione non avvalorata da dati e prove scientifiche. Il punto è che esiste ad oggi una letteratura molto più vasta sui benefici e i pregi della cannabis light piuttosto che sui suoi effetti collaterali. E i dati dimostrano che la cannabis legale non è pericolosa. Mentre sul giornale si butta l’occhio all’ennesimo ragazzino entrato in coma etilico, la domanda sorge spontanea: ma l’alcol e il tabacco? Dove sono le prove che la cannabis light miete molte più vittime delle sigarette e degli alcolici, monopolio di stato a differenza della cannabis light che ha dato il via a un circolo economico virtuoso?

Il Codacons chiede il parere del Consiglio Superiore della Sanità sulla nicotina

Il Coordinamento delle Associazioni per la Difesa dell’Ambiente e i Diritti dei Consumatori (Codacons) ha chiesto al CSS di dare un parere anche rispetto ai danni della nicotina (fonte www.canapoggi.it), allegando alla richiesta uno studio dell’Università La Sapienza di Roma in cui si approfondiscono le conseguenze nefaste sull’uomo di questa sostanza. Se la cannabis light, i cui effetti sono benefici sotto molti punti di vista, verrà dichiarata illegale e stigmatizzata come sostanza stupefacente che comporta danni alla salute umana, il tabacco, a rigor di logica, dovrebbe quanto meno precederla in termini di minaccia alla salute. Senza contare poi la questione dei costi alla sanità pubblica che le conseguenze della nicotina comportano per tutti noi.

La World Health Organisation sul CBD: nessun pericolo per la salute umana

La World Health Organisation ha ridiscusso tra il 4 e il 7 giugno 2018 lo status e la classificazione della cannabis. Nel report di questo incontro svoltosi in Svizzera, si dichiara che guidare sotto l’effetto dell’alcol è più pericoloso che farlo dopo aver assunto marijuana. Figuriamoci sotto l’effetto di cannabis light, che per la sua prevalenza di CBD rispetto al THC, non ha effetti psicoattivi. Tra le altre considerazioni emerse, oltre ai vari campi applicativi della cannabis nel trattamento di alcune malattie, spicca quella che sostiene la sicurezza del CBD per la salute umana.

Insomma, c’è una certa dose di superficialità nelle considerazioni che magistrature e autorità stanno rilasciando in merito alla cannabis light, e ci auguriamo che presto ci si decida ad approfondire la materia con un serio e rigoroso approccio scientifico. Ma soprattutto che questo atteggiamento sia scevro da pregiudizi. Restiamo in attesa delle decisioni finali della ministra Grillo rispetto alla pericolosità della cannabis light e alla messa in discussione della sua liceità.

By | 2018-07-09T11:01:54+00:00 luglio 9th, 2018|Uncategorized|0 Commenti

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